10) Lukcs. Nietzsche e la reazione.
Lukcs mette in relazione il pensiero di Nietzsche con la
situazione storica del suo tempo. Egli si sofferma poi sulla forma
mitica, utilizzata da Nietzsche, che ha permesso al filosofo
tedesco di rimanere per lungo tempo il filosofo-guida della
borghesia reazionaria.
G. Lukcs, La distruzione della ragione (pagine 355-356).

 La particolare posizione di Nietzsche in questo sviluppo
dell'irrazionalismo moderno  determinata in parte dalla
situazione storica al tempo del suo esordio, in parte dalle sue
doti personali fuori dell'ordinario. Per ci che riguarda il primo
elemento, abbiamo gi ricordato gli avvenimenti sociali pi
importanti di questo periodo. A ci si aggiunge, come circostanza
favorevole per il suo sviluppo, che egli conclude la sua attivit
alla vigilia del periodo imperialistico. Ci significa che egli,
da un lato, ebbe modo di conoscere, nel periodo bismarckiano,
tutte le prospettive delle lotte imminenti, fu contemporaneo della
fondazione del Reich, delle speranze e delle delusioni ad essa
relative, della caduta di Bismarck, dell'inaugurazione
dell'imperialismo apertamente aggressivo ad opera di Guglielmo
secondo, e, al tempo stesso, contemporaneo della Comune di Parigi,
della nascita dei grandi partiti proletari di massa, delle leggi
contro i socialisti e dell'eroica resistenza degli operai contro
di esse; d'altra lato, per, non ebbe ancora esperienza del
periodo imperialistico in se stesso. Si determina cos, per lui,
la favorevole situazione di poter sollevare e risolvere in forma
mitica, e secondo le tendenze reazionarie della borghesia, i
principali problemi del periodo successivo. Questa forma mitica
favorisce l'azione del pensiero di Nietzsche non solo perch 
destinata a diventare sempre pi la forma di espressione
filosofica dominante del periodo imperialistico, ma anche perch
offre a Nietzsche la possibilit di formulare i problemi
culturali, etici e spirituali dell'imperialismo in termini cos
generali da consentirgli di restare sempre, nonostante il vario
mutare della situazione e della corrispondente tattica della
borghesia reazionaria, il filosofo-guida di essa. Lo era gi
anteriormente alla prima guerra mondiale imperialistica e lo 
rimasto dopo la seconda.
Questa durevole influenza, di cui abbiamo delineato la possibilit
oggettiva, non sarebbe tuttavia mai diventata realt senza i
tratti specifici del talento non trascurabile di Nietzsche. Egli
possiede un particolare intuito anticipatore, un particolare senso
dei problemi per ci di cui abbisogna l'intellettualit
parassitaria del periodo imperialistico; sa cogliere ci che
intimamente la commuove e la turba e il genere di risposta che pu
meglio appagarla. Egli pu quindi abbracciare campi assai vasti
della cultura, illuminarne, con aforismi pieni di spirito, le
questioni scottanti, appagare gli istinti insoddisfatti, e a volte
perfino ribelli, di questo parassitario ceto intellettuale, con
gesti apparentemente affascinanti e ultrarivoluzionari, e insieme
rispondere, o almeno accennare una risposta a tutti questi
problemi in modo che, da tutte queste finezze e sfumature, sorga
il contenuto saldamente reazionario della borghesia
imperialistica.
[...].
Certo tutto ci, come si  detto, si realizza in Nietzsche in una
forma mitica. Questa soltanto ha fatto s che Nietzsche, che non
comprendeva nulla dell'economia del capitalismo e poteva quindi
osservare, descrivere ed esprimere esclusivamente i sintomi della
sovrastruttura, riuscisse a cogliere e a determinare le tendenze
del tempo. Ma la forma del mito deriva anche dal fatto che
Nietzsche, il filosofo-guida della reazione imperialistica, non ha
avuto affatto esperienza egli stesso dell'imperialismo come tale.
Egli ag - come aveva fatto Schopenhauer in quanto filosofo della
reazione borghese dopo il 1848 - in un'epoca che produceva
soltanto i germi e gli spunti di ci che sarebbe avvenuto in
seguito. Questi, per un pensatore che non poteva riconoscere le
vere forze motrici, erano rappresentabili solo in forma utopistico-
mitica. L'importanza filosofica di Nietzsche consiste in ci che
egli, nonostante tutto, ha fissato determinati caratteri
permanenti. Certamente gli fu di vantaggio sia l'espressione
mitica che la forma aforistica, del cui carattere parleremo
presto, in quanto tali miti e aforismi poterono venir racconti e
interpretati in modi molto diversi e magari opposti a seconda
degli interessi momentanei della borghesia e delle aspirazioni dei
suoi ideologi. Il fatto che si sia tornati sempre a Nietzsche, e
di volta in volta a un nuovo Nietzsche, mostra che in questo
mutare vi era tuttavia una continuit: la continuit dei problemi
fondamentali dell'imperialismo, in quanto periodo complessivo,
considerati dal punto di vista degli interessi permanenti della
borghesia reazionaria e interpretati nello spirito delle
permanenti esigenze dell'intellettualit borghese parassitaria.
G. Lukcs, La distruzione della ragione, Einaudi, Torino, 1959,
pagine 313-314 e 318-319.
